Visualizzazione post con etichetta nascita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nascita. Mostra tutti i post

mercoledì 27 gennaio 2010

Un attimino di tranquillità...


Sì è proprio così...ecco un attimo di tranquillità per potervi aggiornare! chi è mamma sicuramente mi capirà...ci sono sempre un miliardo di cose da fare e adesso che vi sto scrivendo non credete che abbia già finito di fare tutto...sono ancora in pigiama, devo fare la doccia, tirarmi il latte, lavare e cambiare il piccolo che adesso ha appena mangiato, rifare i letti e mettere a posto un sacco di cose sparse per la casa!Però che felicità avere il mio piccolino a casa!
Allora vi racconto tutto dall'inizio...Tommaso è nato il 17 gennaio alle 00,26, 2830gr, dopo 12 ore di travaglio durante il quale nonostante i forti dolori sembrava sempre non smuoversi niente...che frustrazione! Fabio è stato sempre al mio fianco, a sorreggermi e ad incoraggiarmi, ha assistito anche al parto con una pazienza infinita anche mentre affondavo le mie unghie nelle sue mani...
Poi abbiamo dovuto fermarci in ospedale per circa una settimana perchè Tommy ha preso un'infezione dal canale del parto (nonostante io abbia fatto una profilassi di antibiotici durante il travaglio). In quella settimana abbiamo anche cominciato l'allattamento che non è stato subito soddisfacente. Tommy infatti essendo piccolino non aveva molta forza per attaccarsi e mangiava poco e niente facendomi preoccupare un sacco. Dopo una settimana di ospedale faticosissima siamo riusciti a tornare a casa nostra, e qui con tutta tranquillità ci siamo dedicati all'allattamento. Infatti da ieri la situazione è molto migliorata, Tommy si attacca bene, anche senza paracapezzoli e succhia, anche se solo per mezz'oretta perchè poi si stanca. Io gli do quasi sempre un'aggiunta del mio latte con il biberon ma conto di diminuire sempre di più questo contatto con il bibe.
E per adesso questo è tutto...:))))

sabato 21 novembre 2009

Una nascita senza violenza




In questi due giorni ho cominciato a leggere il libro di Leboyer "Per una nascita senza violenza" e l'ho trovato piuttosto illuminante.


Si parla di come il momento della nascita sia difficile non solo per la madre ma anche per il bambino che deve compiere grandi movimenti, torsioni per uscire e infine si trova in un ambiente del tutto nuovo persino ostile per lui. Può finalmente allargare e stendere braccia e gambe ma la luce è troppo forte per i suoi occhi, i rumori assordanti per le sue orecchie e l'aria così forte da bruciargli i polmoni.


Secondo Leboyer, durante il parto, ci dovrebbero essere alcuni accorgimenti, da parte dello staff ospedaliero, che permettano che il bambino venga al mondo senza grossi traumi. Ad es. la stanza dovrebbe essere immersa in una penombra anzichè illuminata da fari e luci fortissime, le persone dovrebbero parlare con un tono di voce pacato anzichè urlare come se fossero al mercato, non bisognerebbe tagliare subito il cordone ombelicale per permettere al neonato di essere ossigenato su due fronti e di abituarsi gradualmente all'atmosfera.


Mi ha particolarmente colpito il pezzo in cui si parla del tono di voce e delle parole da usare:




"Col neonato bisogna parlare il suo linguaggio. Il linguaggio anteriore alle parole. Anteriore a Babele, anteriore alla grande confusione. Il linguaggio del paradiso perduto.


Cioè? Parlare coi gesti, con la mimica, come a uno straniero? No, neppure.


Bisogna andar oltre, risalire più indietro. Occorre ritrovare la lingua universale. Occorre parlare d'amore.


Parlare d'amore ad un neonato!


Sì! Parlare d'amore. Non è forse questa la lingua che parla l'intera natura?


Per farsi capire dal neonato occorre parlare il linguaggio degli amanti.


Degli amanti!


Sì, degli amanti.


E cos'è che dicono gli amanti?


Non si parlano: si toccano.


Son timidi, pudichi. Per toccarsi, per accarezzarsi, vanno a mettersi nel buio. Spengono la luce.


Oppure semplicemente chiudono gli occhi.


Rifanno la notte intorno a sè. La notte degli altri sensi. Per non essere più altro che tatto.


Nelle tenebre ritrovate, si toccano.


Si palpano, si sfiorano.


Si circondano con le loro braccia.


Rifanno intorno a sè la carne, l'antica prigione.


Non fanno alcun rumore.


Le parole sono talmente inutili.


Al massimo si sentono gemere di piacere.


Sono le loro mani a parlare. Sono i loro corpi a capire. I loro respiri che si mescolano ed esplodono di gioia.


Ecco cosa occorre al neonato. Ecco che cosa capisce. Ecco come parlargli. Toccandolo, accarezzandolo. Secondo il suo respiro..."




Quindi via libera a coccole, carezze ai nostri neonati per farli crescere meglio...